Si sente purtroppo ogni tanto parlare in tv e sui giornali di una sindrome particolarmente pericolosa. Si tratta della cauda equina, che corrisponde a una condizione patologica piuttosto grave, che viene provocata dalla compressione delle radici dei nervi, che si trovano proprio nel bel mezzo del canale lombare.

La compressione che va a colpire le radici nervose può derivare da diverse cause. Possono esserci delle motivazioni neoplastiche, emorragiche, oppure anche dei processi di natura degenerativa, come nel caso dell’ernia del disco, una situazione piuttosto comune a tante persone.

Ebbene, l’errore medico che viene fatto con la maggiore frequenza quando si tratta di curare e affrontare la sindrome della cauda equina è indubbiamente quello di non essere stati in grado di diagnosticarla per tempo. Di conseguenza, il trattamento terapeutico è iniziato molto più tardi rispetto a quanto sarebbe stato necessario e giusto. Queste situazioni, per chi non lo sapesse, sono quelle tipiche che danno la possibilità ai pazienti di effettuare un’apposita richiesta di risarcimento dei danni subiti.

Fa tutta la differenza del mondo essere in grado di rilevare in maniera precoce, visto che si può intervenire in maniera tempestiva operando chirurgicamente. Il tempo è proprio l’elemento che può rivelarsi vitale per poter garantire all’equipe medica di effettuare un intervento chirurgico dall’esito positivo.

Nel caso in cui la sindrome della cauda equina, infatti, qualora non dovesse essere trattata in maniera chirurgica entro almeno 24 ore rispetto al momento in cui è insorta, le conseguenze per il paziente possono essere particolarmente gravi, dato che le possibilità di un suo recupero praticamente si azzerano. Infatti, il paziente che è stato colpito da tale sindrome può anche dover dire addio in maniera definitiva alla funzionalità sia della vescica che dell’intestino e, nei casi di maggiore gravità, la conseguenza può essere anche la totale paralisi degli arti inferiori.

Si tratta, come si può facilmente intuire, di una patologia particolarmente complessa da diagnosticare. In effetti, insorge in casi molto rari ed è facile confonderla con tante altre malattie che provocano una sintomatologia simile.

Quali sono i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione

I sintomi con cui si manifesta più di frequente la sindrome della cauda equina sono essenzialmente dolore a livello lombare, una notevole complicazione a urinare, gli arti inferiori tendono a perdere sensibilità o a essere molto deboli. Si può verificare anche una forte incontinenza a livello fecale oppure si può avvertire anestesia sellare. È chiaro che tutto dipende dal livello di gravità in termini di compromissione delle radici nervose.

Quanto tempo si ha per chiedere risarcimento

I pazienti che hanno dovuto subire conseguenze gravi a livello di salute per colpa di errori medici nell’individuazione della sindrome della cauda equina, o di un trattamento che è arrivato troppo tardi rispetto a quanto sarebbe previsto, possono effettuare la richiesta di risarcimento danni entro 10 anni.
Uno degli aspetti su cui è fondamentale insistere è proprio quello relativo alla tempestività necessaria per diagnosticare la sindrome della cauda equina. I dati scientifici mettono in evidenza come, in gran parte dei casi legati all’insorgenza del CES, la soluzione migliore è quella di intervenire con un’operazione chirurgica di decompressione entro 48 ore. Pare, però, che gli ultimi dati scientifici evidenzino una convenienza ancora maggiore ad effettuare la procedura entro 24 ore.

Spesso capita, purtroppo, che la CES non venga nemmeno sospettata, e ovviamente neanche in seguito diagnosticata da parte di operatori come i medici di base, piuttosto che infermieri o terapisti. Può capitare che dei ritardi nell’effettuare l’intervento possano anche essere ricollegati a degli errori compiuti dal radiologo quando si è trattato di leggere e valutare la risonanza magnetica.

Nella maggior parte dei casi, bisogna sottolineare come le richieste di risarcimento danni sono legate proprio al fatto che non vi è stata una diagnosi tempestiva e, in altri casi, c’è stata un’omissione in merito all’invio del paziente a un medico dotato delle competenze necessarie per poter effettuare ulteriori accertamenti e individuare questa sindrome.

La difesa della controparte

Ci sono alcuni argomenti che sono particolarmente diffusi e che vengono utilizzati spesso dalla controparte per poter controbattere a richieste di risarcimento per tale situazione. Ad esempio, il fatto che il paziente sarebbe stato colpito dalle lesioni anche qualora non ci fosse stato alcun ritardo nell’esecuzione del trattamento, visto che capita di frequente che i sintomi non insorgano fino al momento in cui il danno è ormai impossibile da risolvere.

La finestra temporale della diagnosi è molto limitata, un altro argomento usato spesso dalla difesa, così come il fatto di trovarsi di fronte a una patologia particolarmente rara e variabile composta la quasi impossibilità di una diagnosi tempestiva. In realtà, però, tale tesi si può smontare in relazione al fatto che proprio in presenza di condizioni piuttosto rare è necessario sospettare della possibilità che si tratti di una sindrome così grave, esattamente in virtù della necessità di stabilire una diagnosi il più rapida possibile.

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